lunedì 12 febbraio 2018

Jackie Brown Playlist


A giudicare dalla colonna sonora certi film sembrano costruiti intorno alla musica.
È questo il caso di JACKIE BROWN, il film che ha avuto il potere di dividere in maniera netta i fan di Quentin Tarantino. Da una parte c'è chi lo considera un buon film, in linea con lo stile tipico del regista Italo-Americano e parte di una trilogia di genere che comprende i più famosi "Le Iene" (Reservoir Dogs) e "Pulp Fiction". Dall'altra c'è chi non lo considera all'altezza del talento di Tarantino e lo massacra con critiche di solito riservate ai cine-panettoni.
In questo blog l'argomento centrale è, però, la musica e quindi non si discuterà del valore artistico del film, evitando di dare il giudizio personale, ma si metterà al centro la buona musica di cui si compone la colonna sonora.
Pam Grier protagonista del film, secondo la rivista
Ebony una delle donne più belle del ventesimo secolo
Per quanto mi riguarda ho sempre inquadrato questo film in funzione della musica, vedendo una forte caratterizzazione dei personaggi dentro le canzoni che accompagnano le scene della pellicola. Jackie, ad esempio, è una fan dei Delfonics e questo suggerisce in maniera chiara agli spettatori che la protagonista, sarà furba e scaltra, ma ha anche un lato tenero e romantico, colto anche dal buon investigatore Max che finisce per innamorarsi di lei. Lo stesso Tarantino in una intervista dichiara che quando scrive un film è importante per lui trovare un inizio, poi è la sua collezione di dischi a dargli l'ispirazione per i personaggi e il resto della storia e che è tutto una questione di ritmo ("...once I know I want to do something, then it is a simple matter of me diving into my record collection and finding the songs that give me the rhythm of my movie").

Non è difficile da credere ciò che dice Quentin e questa playlist sarà più eloquente di qualsiasi parola scritta in più in questo articolo..

Buon ascolto!

Una scena tratta dal film in pieno stile Tarantino




la colonna sonora in versione You Tube


e su Spotify

venerdì 9 febbraio 2018

Buon Viaggio StarMan





"There's a starman waiting in the sky
He'd like to come and meet us
But he thinks he'd blow our minds
There's a starman waiting in the sky
He's told us not to blow it
Cause he knows it's all worthwhile"


La tesla Roadster inseguirà il pianeta Marte senza mai raggiungerla e fra qualche anno passerà nuovamente "vicino" (sa fa per dire...) alla Terra.
La canzone di Bowie si presta senza dubbio ad essere la colonna sonora di questo viaggio.



L'Affascinante avventura di StarMan


sabato 15 ottobre 2016

Guest Selection - La macchina e l´idea di libertà, riflessioni sonore

La musica fornisce splendide occasioni di incontro, racconta storie, suscita emozioni: elementi che si fondano con l'obiettivo che qui ci siamo prefissati, ovvero condividere i nostri ascolti e scoprirne di nuovi.

Ogni tanto offriamo il nostro spazio su questo blog a chi ha voglia di darci una mano, di svelarci una piccola porzione della "sua" musica, ringrazio ancora QueenForeverBlog per il loro articolo (qui).

Oggi ospitiamo i ragazzi di staimusic.com e le loro riflessioni sonore, una interessante analisi  sul ruolo della musica e sul contrasto che riesce ad esternare.
Passo il microfono, o per meglio dire la tastiera :-)


"La bellezza di dare gas con l´acceleratore e ritrovarsi di fronte un paesaggio mozzafiato...questa è libertà"

Lato A – Il sogno, belle canzoni rockeggianti che illudono
Questa playlist vuole riprodurre l'aspetto sano di quel sentimento di rabbia repressa - tipico del Rock - che si fomenta ogni mattina sulle vie cementate delle città, che contrasta pungente col sogno americano “on the road”, fatto di strade libere e canzoni indipendenti.
Stiamo, in fin dei conti, inconsciamente vivendo una nuova forma di schiavitù, non più manipolata e forzata, ma puramente volontaria. Ogni mattina consci della tortura che ci spetta, scendiamo col nostro secchiello di acqua calda, tremanti buttiamo il liquido bollente sul vetro ghiacciato e insicuri ripetiamo gli stessi orribili passi: entriamo in macchina, ci leghiamo la cintura, mettiamo in moto e con la mano destra accendiamo la radio.
Il flusso sonoro sarà una unica piatta colonna sonora di quel lungo tragitto che ci porta dritto alla nostra scrivania e che ci mangia costantemente i minuti alla nostra triste vita.
Cerchiamo di darci la carica, ci sproniamo a vicenda, soli in macchina, insieme nelle code mattutine.
Mentre la grigia neve ai bordi della strada e la nebbia sul parabrezza catturano la nostra attenzione, entra dagli spifferi un freddo che contrasta con il calore che cercano di darci le voci monotone della radio.
Ci lamentiamo silenziosamente, ma siamo schiavi di questa eterna falsa solidarietà sonora e ogni mattina ci ritroviamo lí, dietro i fari di un´altra macchina, inscatolati e ipnotizzati dalla musica che fuoriesce dallo stereo.
Questa playlist vuole riprodurre quel sentimento.

Canned Heat - On The Road Again

Free - All Right Now

Doors - Roadhouse Blues

Iggy Pop - The Passengers


David Bowie - Rebel Rebel

Talking Heads - Psyco Killer


Steppenwolf - Born To Be Wild

Lato B – La fredda realtá, banali canzoni pop che ci sorvegliano

Adele - Rolling In The Deep


Rihanna - Diamonds

David Guetta ft Sia - Titanium

Madonna - Ray Of Light

Cher - Believe

Natalie Imbruglia - Torn

Questo lato B é volutamente e ricercatamente un elogio alla Radio attuale: una schifezza pop.
Indegnamente ci danno uno schiaffo commerciale che ci presenta la realtà come é, senza troppe illusioni: una accozzaglia di input rapidi e continui che non lasciano tempo alla nostra mente di rilassarci e di pensare. Ma siamo sempre spremuti da continui e ininterrotti messaggi che saturano il nostro cervello. Oramai non siamo piú neanche capaci di leggere un libro e di immaginarci storie. Questa é la nostra torbida schiavitú.

Realizzare la nostra repressa situazione é come renderci conto di un amore finito. Qualcosa che ci é stato tolto senza la nostra volontá: la idea di libertá.

Lato C – Triste pezzo finale

“So che un giorno avrai una splendida vita, So che sarai il sole nel cielo di qualcun altro, ma perchè Perchè, perchè non può essere, non può essere il mio”
Pearl Jam, Black




giovedì 13 ottobre 2016

la rinascita del Rock

Nelle puntate precedenti, su questo stesso blog, è stata presa in esame una data, il 1967, forse il Big Bang del Grande Rock!

A seguito della rivoluzione Punk di fine anni 70, però, il piacere della sperimentazione è andato via via svanendo, lasciando un vuoto e facendo piombare la musica leggera dentro il vortice del Pop, governato dalle logiche delle classifiche e dalle dinamiche del mercato, per spingere il "prodotto" musica a vendere al sopra di ogni valore artistico.

Oggi quel gusto psichedelico del rock resiste? 
C'è ancora qualcuno che cerca di scoprire nuovi suoni? C'è chi ha voglia di sperimentare? 
C'è chi è ancora in grado di trasferire la propria fantasia dentro un riff di chitarra?

Forse si.

Forse ci sono ancora personaggi capaci di utilizzare la propria immaginazione per comporre un pezzo rock.
Parlo di gruppi come i Black Mountain che, cresciuti ascoltando quei grandi interpreti del Rock, ad un certo punto, si sono trovati a scrivere e comporre per conto loro alla maniera dei loro miti. In effetti dentro la loro musica è facile riconoscere piccoli frammenti di gruppi come: 

  • Jefferson Airplane
  • Rolling Stones
  • Genesis
  • Beatles
  • Velvet Underground 
  • Yes
  • Pink Floyd



In un periodo uggioso e poco innovativo per il Rock, il gruppo Canadese potrebbe rappresentare quel raggio di sole che gli appassionati cercano con insistenza.
Un rock coinvolgente e indipendente da tutte le mode, un suono che non ha paura di osare. Delle composizioni che non tengono conto del concetto di tempo, ignorando il fatto che un brano rock dovrebbe stare dentro i cinque minuti
Una band che si diverte a fare del sano Rock alla vecchia maniera, che questo blog è felice di celebrare, visto che il loro ultimo lavoro (pubblicato Aprile 2016) è passato quasi inosservato. La  Playlist di oggi è interamente dedicato a questo gruppo e si chiude con il brano "Mothers Of The Sun" traccia numero 1 del disco"IV", l'ultima fatica dei canadesi.
BUON ASCOLTO


sabato 8 ottobre 2016

Spotify celebra Bruno Mars


Nelle varie playlist che Spotify giornalmente propone, oggi sta riscuotendo notevole successo la selezione dedicata a Bruno Mars: Qui la playlist su Spotify

Ok non stiamo parlando del nuovo re del Pop, ma i brani proposti evidenziano l'evoluzione dell'artista che ha sicuramente beneficiato della collaborazione con Mark Robson (si proprio quello ).

Allora buon ascolto e se non volete che i vicini vi becchiamo ad ascoltarlo dopo che sbandierate i vostri eccelsi gusti musicali, usare le cuffie 😀 (io sto facendo così).

giovedì 6 ottobre 2016

La Bossa Nova - Saudade di Rio



Finite le olimpiadi, combatto la saudade ascoltando un po' di bossa nova, cercando di carpirne i segreti e di comprenderne le tematiche. 

Premesso che -per chi scrive- ogni genere musicale ha il suo abitat ed il suo orario di ascolto, ritengo la Bossa Nova adatta ad una riproduzione crepuscolare, dove le tonalità sussurrate possono mescolarsi meglio con l'ambiente che ci circonda.

La BN nasce in Brasile, verso la fine degli anni '50 e affonda le sue radici nella tradizione musicale brasiliana, influenzata positivamente dalla atmosfera di rinascita economica del paese.

Wiki mi spiega "Considerata una nuova maniera di eseguire il samba, la Bossa Nova viene inizialmente criticata a causa dell'influenza culturale nordamericana, percepita, negli accordi, molto simile al Jazz. I testi delle canzoni trattano temi leggeri e disimpegnati e raccontano la vita carioca. I primi vagiti delle nuove sonorità si avvertiranno con il grande Antônio Carlos Jobim e la sua Sinfonia de Rio de Janeiro, del 1955.

I padri e co-inventori della bossa nova sono comunemente considerati Antonio Carlos Jobim, Vinicius de Moraes e João Gilberto.
La bossa nova è un samba suonato in modo generalmente minimalista, spesso soffuso, senza particolare enfasi vocale e senza vibrato, su ritmo lento, se non lentissimo, ma con un incedere incalzante dovuto, normalmente, al caratteristico stile chitarristico attribuito, principalmente, a João Gilberto..."

E, comunque, la BN resterà nel mio immaginario Ronaldo in viaggio verso France98 😄


venerdì 30 settembre 2016

La Ruvida Poesia di Tom Waits

Lo so...pubblicare un post dopo sei mesi di silenzio meriterebbe qualche spiegazione, dovrei dire perché, dove, come e quando, ma siccome immagino che chi legge sopravviverà anche senza queste determinanti informazioni, passo oltre e metto sul piatto della buona musica.


In questi mesi è rimasto in silenzio solo il blog, nel frattempo la musica ha continuato ad accompagnarmi e per questo voglio proporre la mia soundtrack di queste settimane.

Da poco mi sto addentrando nella musica di Tom Waits e cercare di venirne a capo in poco tempo è un impresa impossibile, la varietà di tematiche, sonorità, interpretazioni non può essere ricondotto in alcuna sterile etichetta: per i più, me compreso,appartiene (apparteneva) a quel folto numero di artisti che si conoscono genericamente per qualche brano o per qualche cammeo.
I più forse lo ricorderanno per questo brano, ascoltato al cinema:


Onda Rock qui lo descrive così: La sua passione per gli eccessi sta tutta in una sua celebre frase: "Non riesco a capire coloro che si rifugiano nella realtà perché hanno paura di affrontare la droga". Oggi Tom Waits tenta di condurre una vita meno sregolata. Ma la sua voce ruggine e miele, ormai devastata dall'alcol, continuerà a cantare che la vita ha il suo "wrong side".

Dalla musica al cinema, parallelamente ai successi nel campo della musica recita in film importanti già dai primi anni Ottanta, ma l'incontro più fortunato è quello con il regista indipendente Jim Jarmusch, per il quale lavorerà insieme a Roberto Benigni.

L'arte di Waits è l'arte di un cantastorie che ha sempre contemplato l'America e i suoi ideali in modo critico, preferendo raccontare il lato oscuro dell'immaginario a stelle e strisce, abitata da vagabondi, anime erranti senza meta e da ogni genere di reietti.

Tralasciando tutto il resto, punto di partenza per l'ascolto è Swordfishtrombones, l'ottavo album in studio del cantautore statunitense, considerato una delle sue migliori opere. Pubblicato dalla Island Records nel 1983, segna il passaggio dalle atmosfere fumose di un Waits tipo jazz crooner ad uno stile più sofisticato, tipicamente postmoderno.


Alla prossima (speriamo tra meno di sei mesi...)

giovedì 18 febbraio 2016

Guest Selection - Withoutmusicians.it svela i capolavori del 1967!




Dopo le precedenti collaborazioni con altri appassionati di musica, oggi abbiamo il piacere di ospitare sul nostro blog, la selezione scelta da i redattori del sito withoutmusicians.it (clicca qui per visitare il loro spazio web) sui Capolavori del ’67, lascio la parola a loro ed alla buona musica del 1967!


Forse non tutti lo sapranno, ma il ’67 fu l’anno del rock. Una serie di fattori artistici e sociali si intrecciarono in quel preciso periodo storico determinando così la nascita di uno dei momenti creativi più fiorenti di tutta la storia del Rock. Nell’arco di alcuni mesi vennero rilasciati alla stampa alcuni degli album che avrebbero caratterizzato il sound di tutto il decennio successivo.
Partendo dalla sponda Uk ovviamente non si può non menzionare Il Sgt. Pepper dei Beatles (il disco che segnò la svolta psichedelica del gruppo di Liverpool). Da segnalare poi l’esordio dei Pink Floyd, The Piper At The Gates Of Dawn, l’album che aprirà la vera e propria strada alla psichedelica dei primi anni ’70. Perché se è vero che il Sgt Pepper rappresenta una sorta di compromesso tra il merseybeat e il psychedelic rock, non si può dire altrettanto del primo lavoro dei Pink Floyd nel quale si fondono i tre grandi filoni americani di questo genere: quello astratto, quello rumoroso e quello melodico.

Il ’67 nel Regno Unito è anche l’anno di David Bowie, il quale consegnerà alle stampe il suo omonimo esordio. Certo, queste prime canzoni non reggono il paragone con gli altri lavori che lo seguiranno, ma David Bowie rimane un disco da ascoltare almeno una volta nella vita. Spostandoci poi geograficamente verso nord dobbiamo ricordare un disco che ha una certa affinità con l’ultimo elencato. Stiamo parlando di Mellow Yellow del cantautore Donovan, conosciuto ai più per il suo rapporto con Dylan (e per averne emulato per lungo tempo le gesta). Questo suo quarto disco rappresenta certamente la vetta artistica di tutta la sua carriera.

E’ pero negli Stati Uniti che questo fenomeno creativo raggiunge il suo apice. Indipendentemente dal credo politico, è infatti innegabile che i moti giovanili del ’67 siano stati anch’essi un effetto di questo esasperato dinamismo sociale. In America, più di ogni altra nazione, si creò una versione assolutamente idealizzata di quella calda estate di quell’anno (la cosiddetta Summer Of Love) che però rendeva bene l’idea di come i ragazzi nati negli anni ’50 desiderassero il mondo. Io, lo specifico sempre, mi distacco culturalmente da questi moti studenteschi.

Ad ogni modo in quella calda estate dell’amore furono rilasciati alcuni fra i dischi più rivoluzionari di sempre. Ovviamente stiamo parlando dell’esordio dei Velvet Underground, un album che racchiudeva al suo interno la quintessenza della scena underground di New York. Quel disco narrava con un realismo ed un cinismo angosciante e spasmodico la vita nei sobborghi della Grande Mela.

I’m waiting for my man
Twenty-six dollars in my hand
Up to Lexington, 125
Feel sick and dirty, more dead than alive

Sempre in quello stesso periodo vanno poi ricordati altri due grandi album: l’esordio omonimo deiDoors e Are You Experienced? di Jimi Hendrix. Il primo ha sostanzialmente reinventato il concetto di musica rock così come oggi la conosciamo. The Doors è infatti un album tetro, decadente, visionario che si distanzia per infinite galassie dal merseybeat e da quel rock-pop primigenio che stava spopolando nel Regno Unito.


Are You Experienced? è il capolavoro della carriera di Jimi Hendrix, un disco che contiene al suo interno alcuni tra i suoi pezzi migliori (Foxey Lady – Purple Haze su tutte).

Una menzione particolare va poi a Younger Than Yesterday dei Byrds (probabilmente il loro album più riuscito) e a Forever Changes dei Love. Ah, senza poi dimenticare i vari Buffalo Springfield,Jefferson Airplane (probabilmente uno dei gruppi che incarna maggiormente l’essenza del ’67 e che proprio quell’anno fece uscire ben due dischi), i Beach Boys di Smiley Smile, Goodbye And Hello di Tim Buckley e la psichedelica dei The 13th Floor Elevators.

domenica 7 febbraio 2016

L'arte del Concept Album





In una precedente Playlist mi sono occupato di Rock Progressivo e Rock Psichedelico. Esaurire il discorso sugli anni d'oro della musica rock, fine anni '60 e prima metà dei '70, con un solo articolo non è sufficiente. Dato che questo blog nasce con l'idea di parlare di musica e di far parlare la musica di se stessa, sembrava brutto interrompere a metà la storia ed è quindi opportuno e doveroso affrontare il tema del concept album.
A seguito dell'intuizione che la musica Rock poteva non essere semplice strumento di intrattenimento per le masse, come voleva originariamente il sistema del Rock n' Roll, in cui il cantante era prima divo e poi anche musicista, ma piuttosto un pretesto per riunire bravi musicisti e dedicarsi alla sperimentazione, comincia a farsi strada l'idea che si potesse creare una vera e propria opera con gli strumenti del Rock. Non è un mistero che molte delle musiche del Prog Rock nascono per influenza della musica Classica. Il passo dalla musica Classica all'Opera è breve. Quindi ben presto tutti i brani vengono composti con l'intento di trovarne un comune denominatore, così da raccontare una storia, un concetto o rappresentare un determinato periodo storico o un luogo geografico attraverso di essi, appunto il Concept Album.
Chi cerca di sfuggire al sistema del concept album è Ian Anderson (Jethro Tull), che, però, dopo che la critica assegna l'etichetta di concept album a "Aqualung", per ripicca compone un disco con una traccia sola: "Thick As A Brick". Lo strano scherzo del destino vuole che quel disco sia considerato uno dei più mirabili esempi di concept album! La storia di "Thick As A Brick" la potrete trovare su altri siti, in questo contesto voglio solo rimarcare la bellezza di quest'opera che ha la sola pecca di essere un po' troppo lunga e alla fine ripetitiva (praticamente tutto il lato B rappresenta un reprise del Lato A). Quello che sorprende è la poliedricità della musica e la cura con cui è composto, una specie di scultura in miniatura creata con uno scalpello di precisione. Mi sembrava giusto inserirlo per intero nella Playlist, la scelta è stata quella di separarlo in due tracce ed inserire in mezzo dischi "figli" di quella sperimentazione che, per fortuna, ancora oggi resiste. Allora questo articolo non è più solo un completamento del discorso Progressive Rock, ma qualcosa di più ampio che abbraccia diversi stili musicali e facendo mente locale, ed una brevissima ricerca, nella compilation ci finiscono gruppi più recenti come i Green Day, che etichettati come punk moderno o Pop Punk, vengono forse sottovalutati (per quanto abbiano un successo mondiale). Billy Joe Armstrong compone un concept in pieno stile Punk, in cui deride il sistema americano, identificando l'Americano Medio come "American Idiot", anche se per "American idiot" spesso la band intende George W. Bush, reo di aver scatenato una guerra che non aveva ragione di esistere. Non molto distante è l'argomento trattato da un'altra band piuttosto contemporanea, i Nine Inch Nails, che nel disco "Downward Spiral" raccontano la storia di un individuo che soffre la società moderna fino a decidere di porre fine alla sua esistenza. Album tetro e introspettivo è ritenuto dalla critica uno dei migliori album degli anni '90. 
Ispirazione di molti concept album, compreso "American Idiot" sono gli Who, qui presenti col sempreverde "Tommy". Un lavoro che, come altre volte è accaduto per i Concept, trova anche una trasposizione cinematografica e che vede fra gli attori partecipanti anche Jack Nicholson.
I Queen con "Queen II" firmano un concept che non ha lato a e lato b, ma lato bianco, interamente composto da Brian May (ad eccezione dell'ultima traccia firmata da Roger Taylor) e un lato nero composto da Freddie Mercury, 4 brani servono per raccontare questa opera in cui il colore del vinile vuole mettere in evidenza l'esistenza della doppia personalità dei Queen, quella "pulita" e trasparente del chitarrista e quella tetra e misteriosa dell'istrionico cantante.
L'articolo prende forma e non trova una fine, parlerei dei Concept Album per un anno intero senza sosta!
Nella Playlist sono ancora presenti David Bowie che si è cimentato nella realizzazione di un concept con l'album "The Rise And The Fall Of Ziggy Sturdust And The Spiders From Mars". È di recente pubblicazione (29 Gennaio) il disco dei Dream Theater "The Astonishing", un vero e proprio romanzo in musica (decisamente rock). Dei Gentle Giant mi sembra il caso di ricordare il disco "Three Friends" del 1972, un lavoro che forse più di altri ha ricevuto l'attenzione dei componenti del gruppo sempre alla ricerca di sonorità barocche e dal gusto medioevale.
Uno dei primi gruppi, se non i primi in assoluto nell'ambito della scena Progressive, a dedicarsi all'arte del Concept Album, sono stati i  The Kinks, che nel 1968 pubblicarono "Arthur(Or The Decline And Fall Of British Empire)".
Molto vicino alle tematiche dei Kinks è il Concept Album di Rick Wakeman. Già tastierista degli YES, si dedica, ad un certo punto della sua carriera, alla produzione solitaria  componendo diverse opere, tra cui "The Myths And The Legends Of King Arthur And The Knights Of The Round Table", da cui, per questa Playlist, è stato estrapolato il brano "Arthur".
Di più recente pubblicazione sono i lavori degli Eels, il gruppo di Mark Oliver Everett, che in "End Times" trattano il tema della solitudine che diventa il trampolino di lancio per la nuova vita.
Non poteva mancare la rappresentanza Italiana in questa Playlist. Tanti sono stati i gruppi Prog Rock Italiani che si sono cimentati nella realizzazione di opere rock, fra tutti il brano che mi ha rapito: "750.000 anni fa... l'amore?" del Banco del Mutuo Soccorso. Prometto, visto che il genere Prog nel nostro paese non è ancora passato di moda, di dedicare una prossima Playlist agli artisti Italiani che hanno pubblicato, anche in tempi recentissimi, dischi che ricadono in questo genere musicale. A chiusura della Playlist l'album preferito del blog: "Dark Side Of The Moon", un disco che non ha bisogno di presentazioni... 


Buon Ascolto!

martedì 2 febbraio 2016

30 ANNI, ma SempreVerdi

I Green Day, gruppo sempregiovane, compie 30 anni. Malgrado il primo disco "1039/Smoothed" sia datato 1990, la band si forma, col nome di Sweet Child, a Berkeley nel 1986 ad opera di Billie Joe Armstrong, Mike Dirnt, Sean Hughes e Raj Pinjabi. Già nel 1987 Sean Hughes non crede più nel progetto e molla la band, lasciando il posto di bassista a Mike Dirnt. Anche Raj Pinjabi decide di lasciare il gruppo e viene sostituito da John Kiffmeyer (detto Al Sobrante). Il nome Green Day viene adottato dai ragazzi californiani nel 1989. L'anno successivo è Al Sobrante che decide, per motivi di studio, di mollare il gruppo, il suo posto verrà preso da Frank Edwin Wright III, più semplicemente conosciuto con il nome di Trè Cool. Da questo momento la formazione non cambierà più e vedrà alla voce/chitarra Billie Joe Armstrong, al basso Mike Dirnt e alla batteria Trè Cool. Nel 2012 si aggiunge un sideman al gruppo, ormai considerato il quarto membro dei GD: Jason White.
Al primo disco appartengono brani come "Green Day" e "At The Library", in cui sia il sound, che le liriche sono manifestamente di natura adolescenziale.
Il successo arriva con "Kerplunk", disco del 1992, il primo con Trè Cool alla batteria, che garantisce alla band l'attenzione delle major. Nel disco sono presenti brani come "Welcome to Paradise" e "My Generation",cover degli Who.
È col terzo disco, "Dookie", che I Gd sfondano anche e soprattutto grazie al brano "Basket Case",adottato dalla emittente Mtv come un vero e proprio inno. Nello stesso Lp appaiono altri brani noti del gruppo, uno su tutti "When I Come Around".
"Insomniac" e "Nimrod" gli album usciti nel 1995 e nel 1997 sono un mezzo passo falso per i GD perché non riescono a ripetere il successo di "Dookie", anche se da quelli escono brani come "Brain Stew", inserita nella bella colonna sonora di un film tremendo come "Godzilla", "King For a Day", spesso presente nella scaletta dei concerti, e, soprattutto, un cavallo di battaglia come "Good Riddance (Time of Your Life)", oggi uno dei titoli più apprezzati dai fan.
Nel 2000 è il turno di "Warning", che, oltre alla title track, contiene un brano come "Macy Day Parade", in cui i GD si interessano un po' più del sociale.
Insomma i ragazzi mostrano di crescere ed infatti nel 2004 esce un disco "maturo", ovvero il concept album, dichiaratamente ispirato a Tommy degli Who, "American Idiot". 
I lavori successivi, "21st Century Breakdown", "¡Uno!", "¡Dos!", "¡Tres!", usciti fra il 2009 ed il 2013, sono stati un discreto successo in fatto di vendite, ma sicuramente non dei grandi prodotti da un punto di vista qualitativo. 
In fondo i GD, che oggi sono dei quarantenni, non sono mai usciti dalla fase adolescenziale e questo si ritrova spesso nelle loro canzoni, e il meglio di loro lo danno sul palco. È durante i concerti che conquistano i fan e, a dimostrazione del fatto che la loro musica sia molto semplice, ormai è tradizione che durante le loro esibizioni invitino un fan a suonare sul palco assieme a loro (in basso un video in cui a suonare è un piccolo fan di appena 9 anni). Ma durante i live i "ragazzi" non nascondono di essere fan a loro volta di altri, come The Who, Guns n Roses, Black Sabbath e Ac/Dc, e di essere cresciuti suonando le cover dei loro miti musicali come qualunque altro gruppo di adolescenti dentro ad un garage quando si marina la scuola.
Insomma in questo articolo non si vuole discutere sul valore artistico dei Green Day. Sono sicuro che ognuno di voi avrà una propria personale opinione a riguardo e sono altrettanto sicuro del fatto che l'opinione sia divisa quantomeno in due correnti di pensiero, da una parte i puristi del Punk che vedono i GD come una band sopravvalutata e troppo Pop per essere veramente Punk, dall'altra chi li considera una buona band che ha percorso la propria strada proponendo a tratti qualcosa di interessante. Che si appartenga al primo o al secondo gruppo si deve riconoscere a Billie Joe e compagni la passione con cui hanno affrontato il loro progetto nel tempo e che, in fondo, quel successo che hanno riscosso è meritato e da ricercare in quel loro modo sorridente di presentarsi sul palco ad ogni esibizione. 
A voi la Playlist dei Green Day e un paio di video tratti da youtube
che inquadrano il fenomeno Green Day



giovedì 28 gennaio 2016

Trip Hop is not dead



C'era una volta il Trip Hop, fenomeno di cui questo blog si è già occupato(qui il link per l'articolo). C'era una volta e continua ad essere grazie a personaggi come Tricky
Originariamente aggregato ai Massive Attack e considerato il quinto membro della band, senza mai farne veramente parte, si dedica subito alla carriera solista pubblicando un disco (Maxinquaye) in memoria della mamma, morta suicida quando Adrian (il vero nome di Tricky) aveva solo 4 anni.
Nella carriera di questo artista si sono susseguiti alti e bassi e, malgrado la qualità della musica  da lui prodotta non si sia mai ridotta, il grande successo non è mai veramente arrivato. Mancanza di successo, o del grosso successo, che si deve imputare alla moda, che ha metabolizzato e digerito il fenomeno Trip Hop fino a tritarlo dentro la macchina del pop. Finito nelle grinfie di produttori musicali attratti più dal danaro che dalla qualità artistica, è diventato quasi un succedaneo della musica elettronica di natura dance.
In questi giorni Tricky pubblica il suo ennesimo lavoro, che non brilla per bellezza, ma che ha il pregio di inglobare suoni di natura diversa che strizzano l'occhio all'Hip Hop, al Dub e altri suoni elettronici. Un disco dal sapore acido che è preferibile ascoltare la sera. Un prodotto diverso da quanto propone il mercato in questo momento, in attesa che i superstiti dei Massive Attack pubblichino il loro nuovo disco, atteso in questi giorni.